Cambogia

Alla scoperta dei Templi della Cambogia

 

Tutti hanno sentito parlare dell’Angkor Wat, ma forse non tutti sanno che quello è solo uno, sicuramente il maggiore ma non l’unico, dei templi presenti nell’area.

In mattinata, dopo una mezz’ora di viaggio a bordo dell’Ape taxi, respirando l’inebriante odore, da noi ormai estinto, della miscela combusta, arrivo al complesso di Angkor.

Il giro (che ho condensato in un giorno, ma ne servirebbero almeno due per raggiungere ogni monumento presente), inizia con l’attraversamento di una porta monumentale che da sola potrebbe già essere sufficiente a ripagarmi dell’escursione.

Ma questo è solo l’inizio. Il primo colosso che mi appare da dietro le fronde di una vegetazione rigogliosa ed apparentemente impossibile da contenere, è l’Angkor Tom, vasto ed esteso, costruito su vari livelli e dalla cui sommità si gode una vista di tutta l’area circostante.

Le parole, davanti ad una costruzione di tale dimensione, non sono molte e le poche proferibili sono di ammirazione. Proseguo con il mio driver lungo una delle tante strade che attraversano la zona e dopo pochi minuti giungo al tempio Bajon.

aw-bajonIl tempio Bajon

Anche in questo caso la meraviglia mi assale. Non supera il precedente per dimensioni, anzi è molto più raccolto, ma la grazia, la raffinatezza, l’eleganza sono incomparabili. Subito entro dalla porta principale e mi perdo nei suoi meandri, ammirando i bassorilievi, le sculture, le decorazioni. Probabilmente questo é il tempio gioiello del complesso. Trascorro quasi un’ora in questo luogo. Soddisfatta, mi dirigo verso il famoso Ta Prom.

Giunta al suo cospetto, noto che non presenta uno stato di conservazione buono quanto quello del Bajon, ma da subito ne sono affascinata. In questo caso, lo spettacolo è dato dall’unione dell’architettura con la natura. Il tempio è ricoperto di vegetazione.Dal suo interno si stagliano, per decine di metri verso il cielo, i tronchi degli alberi della gomma che hanno deciso di affondare le loro radici nelle pareti e nei pavimenti del tempio.

La struttura sembra chiusa in un abbraccio di centinaia di arti, mani e dita. Radici che spuntano dalle finestre, che si insinuano, sparendo, tra le fughe dei blocchi di arenaria di un muro qualunque, per poi ripresentarsi al fianco di un architrave, cingendolo e facendoti credere che è solo per merito loro se il tempio non si sgretola implodendo su se stesso.

Lara Croft, l’eroina di Tomb Raider,  si cimentava in un inseguimento mozzafiato proprio tra queste rovine.

 

Il tempio di Ta Prom

La giornata continua con una visita ad un ristorantino molto alla buona non lontano da un cumulo di rovine che, in origine, doveva essere un altro splendido luogo di culto. Il pomeriggio è dedicato tutto alla star del programma. Già da centinaia di metri di distanza, si vedono le torri dell’Angkor Wat.

Avvicinandomi, finalmente, riesco a percepirne le reali dimensioni. Sconcertanti. In Europa non esiste nulla del genere della stessa epoca. Imponente, esteso e magnifico. Circondato da giardini, palme e canali è il luogo di culto attivo più grande al mondo. Centinaia di fedeli vi si raccolgono nelle loro preghiere ad ogni angolo, migliaia di turisti lo percorrono su tutti i livelli.

Le parole non riescono a rendere l’idea di ciò che è l’Angkor Wat. Le fotografie lo sminuiscono, nonostante le luci di un tramonto che, quando si avvicina, gli conferiscono una colorazione vivida. Sembra quasi vibrare, produrre una specie di rumore, invece è lì, immobile, a galleggiare sul letto di acqua che decine di migliaia di piccoli uomini gli hanno costruito attorno per garantirgli di sopravvivere alle inondazioni monsoniche. Annichilita da tali meraviglie, rientro in hotel e mi preparo per affrontare il piacevole frastuono del Capodanno.

AngkorAnkor Wat

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